Appassionati osservano misteriosi fenomeni atmosferici

Uno studio illustra la prima osservazione dello STEVE

L'estensione dell'arco SAR osservato il 17 marzo 2015 presso il Mount John Observatory (adattato da C. Martinis et al. 2022)

È la notte del 17 marzo 2015 e un arco di luce rosso intenso attraversa da parte a parte tutto il cielo. Un appassionato di Dunedin, in Nuova Zelanda, nota l’anomalia e decide di eseguire alcuni scatti al fenomeno, noto sin dagli anni ’50 come arco Rosso Aurorale Stabile (SAR).

Nel giro di circa 30 minuti, intorno alle 9:45 UT, l’arco SAR ha cambiato la sua larghezza e caratteristiche di emissione, assumendo una colorazione bianco-malva mai vista in precedenza. Senza volerlo, quell’appassionato di nome Ian Griffin, è stato il primo testimone di un fenomeno atmosferico nuovo, adesso noto come Strong Thermal Emission Velocity Enhancement (STEVE).

Nasce una collaborazione Pro-Am

Griffin aveva inviato le immagini a degli astronomi che, a loro volta, avevano sottoposto a specialisti dell’alta atmosfera. Da qui è nato un gruppo di studio internazionale. La stessa notte anche altri appassionati, camere automatiche e satelliti artificiali, hanno ripreso lo strano evento, raccogliendo dati preziosi per comprenderne l’origine.

Adesso quel gruppo ha analizzato i dati e confermato che un SAR si sia evoluto in uno STEVE e ne hanno esposto i risultati in uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters.

L’evoluzione da SAR a STEVE nel volgere di circa 30 minuti documentata dalla All-Sky camera. (da C. Martinis et al 2022)

Colpa della tempesta geomagnetica?

Quel giorno si è verificata una tempesta geomagnetica, perciò la probabilità che le manifestazioni osservate fossero a essa correlate è molto alta. In particolare la All-Sky Camera presso il Mount John Observatory, distante circa 200 Km da Dunedin, ha registrato per intero l’evoluzione del fenomeno. Con questi dati è stato possibile stabilire che il SAR emetteva una intensa luce stabile a 630,0 nm, sviluppandosi all’altezza di 425 km. Il SAR non è propriamente un’aurora, ma una manifestazione subaurorale le cui origini sono tuttora sconosciute.

I dati del satellite Swarm hanno invece misurato i parametri del plasma che ha mostrato forti cambiamenti nella velocità e temperatura tra le 9:15 e 9:45 UT.

Un altro misterioso fenomeno luminoso

Quando lo STEVE è cominciato a svanire, è apparsa un’altra misteriosa luce, descritta come una “staccionata verde” dal veloce moto, di origine e natura altrettanto ignota e a quota ancora più bassa.

In definitiva, ci troviamo di fronte e tre fenomeni subaurorali, osservati per la prima volta tutti assieme in pochi minuti. Questi fenomeni sono distinti dalle aurore, poiché le loro firme ottiche sembrano essere innescate da un’estrema energia termica e cinetica nell’atmosfera terrestre, piuttosto che prodotte da particelle energetiche, che piovono nella nostra atmosfera, provenienti dallo spazio.

L’importanza delle collaborazioni

I risultati dello studio evidenziano la rapida evoluzione della regione sub aurorale, delle proprietà del plasma e gli effetti sulle emissioni ottiche. Le osservazioni sfidano le teorie e i modelli di tale regione e sui meccanismi di generazione di tali insoliti fenomeni. Lo studio mostra inoltre i vantaggi della collaborazione tra appassionati e dati provenienti da satelliti per scoprire fenomeni nuovi e connessioni con il geospazio.

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Informazioni su Giuseppe Donatiello 296 Articoli
Nato nel 1967, astrofilo da sempre. Interessato a tutti gli aspetti dell'astronomia, ha maturato una predilezione per il deep-sky, in particolare verso i temi riguardanti il Gruppo Locale e l'Universo Locale. Partecipa a programmi Pro-Am nello studio dei flussi stellari in galassie simili alla Via Lattea mediante tecniche di deep-imaging. Ha scoperto sei galassie nane vicine: Donatiello I (2016), Donatiello II, III e IV nel sistema di NGC 253 (2020), Pisces VII (2020) e Pegasus V (2021) nel sistema di M31. Astrofotografo e autore di centinaia di articoli, alcuni con revisione paritaria.