L’oceano di Europa potrebbe essere più vicino alla superficie

Le doppie creste potrebbero offrire una scorciatoia per raggiungerlo

Vista a colori aumentati, ottenuta dalla sonda spaziale Galileo, mostra un intricato sistema di fratture lineari sulla superficie ghiacciata della luna di Giove Europa.

Se c’è un corpo celeste nel Sistema solare dove potrebbero esserci forme di vita, questo è la luna gioviana Europa. Grazie alle osservazioni ravvicinate eseguite dalla sonda Galileo negli anni Novanta, sappiamo che sotto la sua superficie ghiacciata si nasconde un profondo oceano. Il calore interno, prodotto primariamente dall’interazione mareale con Giove, sarebbe in grado di fornire la fonte di energia per sostenere un ecosistema totalmente autoctono. Trovare prove dell’esistenza di vita indigena su Europa, implicherebbe che la vita sia un fenomeno ampiamente diffuso in tutta la Galassia.

Una crosta ghiacciata molto spessa

C’è un problema: la crosta ghiacciata di Europa dovrebbe essere spessa tra 25 e 30 km e con una consistenza pari alle rocce più dure. Raggiungere l’oceano sottostante per appurare la presenza di vita sarebbe molto difficile, anzi impossibile con la tecnologia attuale.

Una scoperta casuale offre adesso la possibilità che l’acqua della luna gioviana sia molto più vicina alla superficie, almeno in alcuni punti.

Le osservazioni ravvicinate della sonda Galileo, infatti, mostrarono in dettaglio le strane striature scure già intraviste dalle sonde Voyager durante il loro fly-by. Nello specifico furono notate delle intriganti creste doppie che sembravano delimitare placche di superficie in modo del tutto simile al pack dei ghiacci polari terrestri.

Fu subito chiaro che tali strutture si erano formate per frammentazione, forse in seguito a impatti meteoritici in quella che sembrava una superficie molto giovane in termini geologici. Ciò nonostante, la formazione delle creste doppie non era stata spiegata in modo convincente.

L’ipotesi prevalente è stata che queste lunghe strutture, estese anche centinaia di chilometri, si fossero formate per collisione tra le varie placche ghiacciate. Probabilmente, nella regione di contatto, il ghiaccio è più morbido e tenda a curvarsi sotto pressione.

Un confronto tra le creste doppie di Europa (immagine Galileo PIA00589) e le analoghe terrestri osservate in Groenlandia (satellite WorldView-3).
[Tratta da Culberg, R., Schroeder, D.M. & Steinbrügge, G. Nat Commun 13, 2007 (2022)]

La nuova ipotesi

Uno studio pubblicato su Nature Communications, propone una spiegazione alternativa suggerita dall’osservazione dello stesso fenomeno nei ghiacci in Groenlandia. Un gruppo di geofisici aveva assistito a una presentazione delle strutture superficiali di Europa notando immediatamente la similitudine con strutture simili analizzate nel corso delle loro ricerche, benché su scala ridotta.

“Stavamo lavorando a qualcosa di completamente diverso relativo al cambiamento climatico e al suo impatto sulla superficie della Groenlandia quando abbiamo visto queste minuscole doppie creste”, ha detto Dustin Schroeder, professore di geofisica alla Stanford University.

Le creste ghiacciate a forma di “M” in Groenlandia sono state osservate mediante un radar a penetrazione di ghiaccio ed è stato scoperto che si sono formate quando sacche d’acqua a circa 30 metri dalla superficie si sono ricongelate e fratturate.  Potrebbe essere stato lo stesso meccanismo a produrre le creste su Europa?

“Questo è particolarmente eccitante, perché gli scienziati hanno studiato le doppie creste su Europa per più di 20 anni e non sono ancora giunti a una risposta definitiva su come si formano le doppie creste”, ha affermato Riley Culberg, primo autore dello studio. “Se anche le doppie creste di Europa si formano in questo modo, ciò suggerisce che le sacche di acque poco profonde devono essere state (o forse lo sono ancora) estremamente comuni”.

Secondo la nuova ipotesi, le creste potrebbero offrire spiragli per raggiungere sacche di acqua liquida più vicine alla superficie di Europa.

L’acqua sarebbe più vicina

In tale scenario, sacche d’acqua potrebbero trovarsi a circa 5 km di profondità, senza dubbio meno proibitiva che 25 km. Tra le creste potrebbero esserci delle fessure attive da cui accedere direttamente all’oceano profondo. I bordi delle creste possono anche essere studiate per cercare tracce di possibile vita trasportata in superficie, analogamente a quanto si osserva in alcuni laghi antartici. Dopo la scoperta dell’oceano, una delle prime ipotesi per giustificare il colore delle striature, fu quella di pensare a sostanze organiche emerse in superficie sotto la spinta di acqua emersa attraverso le fessure della crosta ghiacciata.

A breve la missione Europa Clipper della Nasa dovrebbe partire alla volta della luna gioviana. Il lancio è previsto per il 2024 con arrivo nel 2030. Questa sonda disporrà di radar a penetrazione di ghiaccio, del tutto simile a quello usato dai geofisici in Groenlandia, e osserverà la superficie dall’orbita.

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Informazioni su Giuseppe Donatiello 296 Articoli
Nato nel 1967, astrofilo da sempre. Interessato a tutti gli aspetti dell'astronomia, ha maturato una predilezione per il deep-sky, in particolare verso i temi riguardanti il Gruppo Locale e l'Universo Locale. Partecipa a programmi Pro-Am nello studio dei flussi stellari in galassie simili alla Via Lattea mediante tecniche di deep-imaging. Ha scoperto sei galassie nane vicine: Donatiello I (2016), Donatiello II, III e IV nel sistema di NGC 253 (2020), Pisces VII (2020) e Pegasus V (2021) nel sistema di M31. Astrofotografo e autore di centinaia di articoli, alcuni con revisione paritaria.