Il grande silenzio del Cosmo

Non è stata trovata alcuna traccia di ET verso il centro galattico

Dove sono tutti quanti? Se la Via Lattea è ricca di vita intelligente, avremmo già dovuto trovare prove dell’esistenza degli alieni. Se non proprio incontrarli, avremmo dovuto almeno già sentirli con un pur debole segnale radio. Invece tutto tace. Nonostante decenni di ricerche, dalla nostra Galassia non arriva nulla di artificiale. Inizialmente poteva essere invocata una deficienza tecnica, ma adesso abbiamo strumenti sensibilissimi, in grado di comunicare con le sonde più lontane che emettono segnali di pochi watt. Dalle sonde Pioneer e Voyager, ormai nello spazio interstellare, riceviamo forte e chiaro il loro segnale emesso con una rozza tecnologia risalente agli anni Settanta.

Non è mai stato trovato un segnale convincente

Tranne che per una manciata di segnali sospetti mai confermati, dallo spazio arriva sempre il tipico rumore entro cui non ci sono segnali intellegibili di alcun tipo. Più passa il tempo e più questa situazione diventa inquietante e solleva domande.

La ricerca delle cosiddette firme tecnologiche, invero segnali artificiali, comunque prosegue e gli scienziati SETI non si lasciano scoraggiare dal persistente silenzio del Cosmo, convinti che sia giusto questione di tempo. Anzi, tale situazione li intriga. Forse siamo stati troppo ottimisti circa la presenza di vita nel Cosmo e la Terra potrebbe non essere così comune come abbiamo pensato, quindi anche la vita intelligente sarebbe rara.

I motivi del silenzio potrebbero essere tanti

Tra ironiche e serie, le soluzioni a quello che viene definito Paradosso di Fermi sono decine. Forse siamo così primitivi che gli ET non ci considerano nemmeno e sanno benissimo come evitarci? Potrebbero essere civiltà acquatiche sviluppatesi in mondi oceanici e rimaste isolate sotto chilometri di crosta ghiacciata, come di recente abbiamo suggerito? Oppure le civiltà sono davvero molto rare nella nostra sterminata Galassia e trovarne due in grado di comunicare è molto difficile?

Una vista panoramica del Murchison Widefield Array (MWA). Si noti come questo radiotelescopio sia alquanto differente dall’immagine classica di tali strumenti.

La ricerca non si ferma

Uno studio per complessive 7 ore di osservazione, con primo autore Chenoa Tremblay della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO), condotto su 144 sistemi stellari, non ha portato alla ricezione di alcun segnale plausibile entro la soglia di sensibilità dello strumento utilizzato, il Murchison Widefield Array (MWA) in Australia.

Altrettanto una ricerca alla cieca in un campo di 200 gradi quadrati verso il Centro Galattico, denominata Galacticnucleus, equivalente a miliardi di stelle, non ha prodotto nulla di rilevante e nemmeno di sospetto.

Le osservazioni sono state condotte tra 139 e 170 MHz, complementari a un sondaggio eseguito nel 2013 nella banda 103-133 MHz nonché su frequenze più alte tra 0,7 e 93 GHz, tuttora in corso con i radiotelescopi di Parkes e Green Bank.

Le firme tecnologiche sono di diverso tipo

In realtà, i segnali cercati nel dominio radio sono solo una parte delle firme tecnologiche, intese appunto come trasmissioni di origine artificiale. Tali firme, tuttavia, includono opere ingegneristiche e manufatti di qualsiasi tipo, anche qui su la Terra. Una civiltà molto avanzata, potrebbe aver esplorato la galassia con sonde automatiche che noi potremmo essere in grado di intercettare nel Sistema solare. Alcuni sistemi automatizzati riescono adesso a rivelare oggetti di pochi metri anche lontano dal nostro pianeta.

La tecnologia aliena potrebbe essere così diversa dalla nostra da non essere nemmeno riconoscibile da noi. Manufatti alieni potrebbero essere sulla Terra e non identificati come tali: non ci sarebbe nulla di strano. Gli alieni potrebbero produrre firme chimiche tecnologiche nelle atmosfere dei loro pianeti così come facciamo sulla Terra. Tuttavia questa possibilità rimane la meno probabile e la ricerca di segnali cosmici è quella più concretamente percorribile. Più probabilmente comunicheranno tra di loro e con le loro astronavi, tuttavia l’uso dello spettro radio potrebbe non essere così efficiente come riteniamo.

Le onde radio solo per poco

Alcune antenne usate esclusivamente per ricerche SETI.

L’uso delle onde radio potrebbe essere infatti tipico di una civiltà emergente, da poco entrata in una fase tecnologica. Noi terrestri usiamo le onde radio da appena un secolo, ad esempio. L’uso stesso delle onde radio potrebbe essere transitorio e diventare obsoleto a favore di mezzi più efficienti che nemmeno riusciamo a immaginare. Per Internet, ad esempio, siamo già passati alle fibre ottiche in luogo dei cavi metallici nel volgere di pochi decenni. Quindi gli alieni non li sentiamo forse perché le potenziali civiltà comparabili alla nostra sono intrinsecamente rare e non contemporanee. La nostra civiltà potrebbe essere l’unica a usare onde radio in questo momento storico, ma senza prove concrete non possiamo sostenerlo.

Gli autori infatti scrivono nello studio: “L’esistenza sia di potenti trasmettitori sia di ricevitori sensibili alle basse frequenze, entrambi emersi all’inizio della storia dell’ingegneria radio, motiva le ricerche di tecno firme”. E poi “Il centro galattico è un obiettivo SETI primario poiché la linea di vista ha il più grande conteggio integrato di stelle rispetto ad altre direzioni”.

Il centro galattico può non essere il posto migliore dove cercare per via dell’alta densità stellare e dei rischi correlati alle esplosioni stellari oppure a incontri ravvicinati distruttivi per i sistemi planetari. Ciononostante, è una direzione promettente poiché statisticamente popolato da esopianeti in grado di sostenere la vita in generale.

S’impara anche dai fallimenti

Non aver rilevato nulla non è conclusivo e significa che in questo particolare momento la nostra tecnologia non è in grado di rivelare i segnali cercati. Se ci pensiamo, qualcosa del genere è accaduto con le onde gravitazionali che sono state cercate per un secolo senza successo. Poi è bastato migliorare lo strumento per captarne un certo numero in pochi anni.

Il gruppo di ricerca ritiene che tutte queste osservazioni, combinate tra loro, permetteranno di stabilire limiti statistici sulla presenza di possibili trasmettitori radio in direzione del Centro Galattico. L’obiettivo è di coprire completamente la banda 80 – 9.300 MHz facendo affidamento a ricevitori e analizzatori di spettro sempre più sensibili, in grado di discriminare qualsiasi tipo di segnale a banda stretta anche pulsante.

Il continuo miglioramento delle capacità tecniche, se combinato con metodiche campagne di osservazione, permetterà di esplorare spazi sempre più vasti con maggiore efficienza e profondità.  Ognuno di questi tentativi rivela qualcosa sul metodo di ricerca e offre indicazioni per miglioramenti futuri, specialmente quando si penserà a sondaggi su tutto il cielo.

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Informazioni su Giuseppe Donatiello 296 Articoli
Nato nel 1967, astrofilo da sempre. Interessato a tutti gli aspetti dell'astronomia, ha maturato una predilezione per il deep-sky, in particolare verso i temi riguardanti il Gruppo Locale e l'Universo Locale. Partecipa a programmi Pro-Am nello studio dei flussi stellari in galassie simili alla Via Lattea mediante tecniche di deep-imaging. Ha scoperto sei galassie nane vicine: Donatiello I (2016), Donatiello II, III e IV nel sistema di NGC 253 (2020), Pisces VII (2020) e Pegasus V (2021) nel sistema di M31. Astrofotografo e autore di centinaia di articoli, alcuni con revisione paritaria.