La cometa gigante era già attiva

La presenza della chioma rivelata a grande distanza dal Sole

Rappresentazione artistica della cometa Bernardinelli-Bernstein in avvicinamento al Sole.

La scoperta della cometa C/2014 UN271 (Bernardinelli-Bernstein), annunciata lo scorso giugno, ha destato sin da subito un certo clamore e interesse per via delle sue caratteristiche non comuni.  In base ai dati orbitali, Bernardinelli-Bernstein (in breve, B-B) si manterrà alquanto lontana dal Sole. Nonostante il bel carico di sostanze volatili, non dovrebbe diventare un oggetto cospicuo, nonostante l’imponente nucleo stimato in 100 Km di diametro.

B-B è infatti il nucleo cometario di maggiori dimensioni mai visto arrivare direttamente dalla Nube di Oort, ma un perielio a poco meno di 11 Unità astronomiche (circa all’altezza dell’orbita di Saturno) non dovrebbe essere sufficiente per innescare parossistici fenomeni di sublimazione di sostanze volatili e conseguente rilascio di polveri.

Sebbene con una luminosità molto bassa, gli astronomi hanno scoperto che questa cometa è già blandamente attiva ed esibisce una debole chioma gassosa. Ancora più sorprendente è che lo fosse già da molto tempo prima della scoperta in dati del 2014 presi con la Dark Energy Camera (DECam) applicata al telescopio V. Blanco di 4m, operativo in Cile nel sito di Cerro Tololo.

L’orbita percorsa è molto eccentrica, indubbiamente cometaria, e come ogni nucleo che si rispetti, anche quello della B-B è composto con  ghiacci di varie sostanze.

Sappiamo che i gas e le polveri emergono come getti da corpi ad alto contenuto roccioso, presumibilmente da depositi interni che risentono del progressivo riscaldamento causato dal Sole. Trattandosi di un miscuglio di ghiacci, i primi a sublimare sono quelli che non richiedono temperature troppo elevate.

Possiamo facilmente intuire che tale processo permette di eseguire un censo del tipo di ghiacci presenti, conoscendone la temperatura di sublimazione. La temperatura è funzione della distanza dal Sole, perciò sappiamo a quante unità astronomiche (la distanza media Terra-Sole) alcuni tipi di ghiacci cominciano a passare allo stato gassoso. B-B non è infatti una comune cometa a lungo periodo, ma un oggetto che per la prima volta si avvicina al Sole con intatto il suo carico di sostanze originarie. Conoscerne la composizione in dettaglio è come avere un’istantanea chimica dell’ambiente proto-solare.

In questo periodo, questa gigantesca cometa si trova oltre l’orbita del pianeta Urano, dove il calore solare è ancora molto modesto, ma già sufficiente per decretare la sublimazione di alcuni tipi di ghiacci, ma non abbastanza da produrre una completa fenomenologia cometaria.

Un nuovo studio pubblicato su The Planetary Science Journal, con primo autore Tony Farnham dell’Università del Maryland, smentisce quest’assunto è mostra come la cometa B-B sia diventata attiva ben prima di quanto di  pensasse. Le comete ordinarie, con nuclei grandi sino a qualche chilometro, diventano attive più vicine al Sole. Solo l’Hale-Bopp lo aveva fatto poco più lontano dell’orbita gioviana.

Grazie ai dati d’archivio disponibili, la cometa è stata rintracciata in immagini prese anche diversi anni fa. Scorgere una chioma in immagini di nuclei così lontani non è un compito facile, perciò è stato eseguito lo stack (sovrapposizione e media) di varie riprese. L’accurato allineamento dei pixel ha così consentito di rivelare la presenza di una debolissima chioma. Che si tratti davvero di una chioma e non di sfocato dovuto a uno stacking approssimativo, gli autori l’hanno dimostrato proponendo il confronto con quello eseguito su altro oggetti assolutamente privi di attività, perciò di aspetto stellare.

La debole chioma, estesa circa 200mila Km, rivelata in immagini profonde prese poco dopo l’annuncio della scoperta.
Cortesia: Look project / Las Cumbres Observatory

Per ottenere tale risultato, il gruppo di astronomi ha utilizzato dati presi nientemeno che dal telescopio spaziale Transient Exoplanet Survey Satellite (TESS), preposto alla ricerca di pianeti in orbita attorno a stelle vicine. TESS cattura esposizioni più lunghe ed è così in grado di rilevare debolissimi segnali, anche di comete. Combinando migliaia d’immagini scattate tra il 2018 e il 2020, la debole chioma è stata rilevata in tale lasso di tempo. L’attività cometaria era stata registrata in immagini recenti con il nucleo a circa 20 Unità Astronomiche (immagine sopra), tuttavia i dati di TESS hanno permesso di documentarne la presenza già a circa 23 Unità astronomiche: è un record.

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