Il Pianeta 9 forse scoperto nei dati di Iras

Un astronomo britannico propone un candidato

rappresentazione artistica del presunto lontano Pianeta Nove

Se questa storia l’avesse raccontata un sito qualsiasi, non ci avremmo dato molto peso. A pubblicare lo studio, a firma di Michael Rowan-Robinson, è invece Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (MNRAS), tra le più accreditate riviste astronomiche professionali. Questo significa che l’articolo scientifico è stato dapprima sottoposto al giudizio di un revisore qualificato, che ne abbia vagliati i contenuti, e quindi approvato per la pubblicazione. Considerato l’argomento, il revisore non deve essere stato nemmeno un nome qualsiasi, bensì uno specialista di alto profilo, come per tutte le scoperte importanti.

Qui parliamo nientemeno che di Planet 9, il corpo celeste del tipo super-terra che alcuni astronomi hanno ipotizzato in base alle orbite peculiari di certi particolari oggetti trans nettuniani, detti sednoidi dal capostipite Sedna.

Le orbite peculiari dei sednoidi e quella presunta di Planet 9.

L’autore dello studio non si limita a dire come e dove cercare l’enigmatico nono pianeta, ma ne indica anche un candidato in una sorgente infrarossa catturata addirittura quarant’anni fa dall’Infrared Astronomical Satellite (Iras). Lanciato nel 1983 come primo osservatorio orbitale ad analizzare l’intero cielo notturno nell’infrarosso, IRAS ha trovato circa 250mila sorgenti “puntiformi” in tutto il cielo, perlustrato per 10 mesi sino all’esaurimento del sistema criogenico.

Il professor Rowan-Robinson, 79 anni, ex presidente della Royal Astronomical Society, ha identificato il candidato analizzando i dati nell’archivio IRAS per verificare se ci fosse ancora altro da trovare. In particolare, era interessato a rilevare oggetti che si fossero mossi tra un’osservazione l’altra. Il movimento escludeva le sorgenti lontane e quelle altrettante molto più vicine presenti nel Sistema Solare interno. Ricordiamo che IRAS ha scoperto asteroidi e comete, nonché la prima evidenza di un disco circumstellare di detriti intorno a Vega.

Se dall’analisi fosse emerso qualche candidato in lento movimento, questo doveva trovarsi nel Sistema Solare esterno, nella Fascia di Kuiper o la Nube di Oort. Nonostante la bassa risoluzione del telescopio infrarosso, la possibilità di scovare un oggetto di questo tipo era difficile ma tutt’altro che improbabile. Tra i ritrovamenti possibili, in primis, il famigerato Pianeta 9.

Se non ci fossero state fonti di disturbo, trovare questo tipo di sorgenti sarebbe stato un gioco da ragazzi, poiché IRAS era stato specificamente studiato per rivelare l’Universo freddo, ma alle lunghezze d’onda operative la fanno da padrone le polveri interstellari che letteralmente cancellano le sorgenti deboli e puntiformi anche se relativamente più vicine. La cosa non ha scoraggiato Rowan-Robinson che così si è messo a controllare centinaia d’immagini, sfidando il mare di cirri infrarossi presenti ovunque nel cielo.

Il candidato ideale avrebbe manifestato uno spostamento di tipo parallattico durante i 10 mesi, perciò avrebbe oscillato avanti e indietro rispetto a una posizione centrale, considerando trascurabile il suo presunto moto orbitale intrinseco nello stesso periodo.

La stella indica la posizione della sorgente infrarossa nei dati del satellite IRAS. (IRAS-IRIS HEALPix survey, G. Donatiello)

Con molta pazienza l’astronomo britannico ha alla fine selezionato alcune sorgenti che si erano spostate nel corso delle osservazioni eseguite tra giugno e settembre 1983. Tuttavia a un controllo più accurato, solo una di esse soddisfa le attese per un oggetto come Planet 9, con tanto di coordinate celesti nella costellazione di Cefeo.

Nello specifico, il candidato è una sorgente puntiforme non identificata trovata in uno dei tre cataloghi IRAS 60 μm. Molte delle sorgenti puntiformi potevano essere ricondotte a lontane galassie o altro tipo di sorgenti, quindi sono state rigettate poiché si cercava un oggetto con spostamento di 2-35 arcmin tra un pacchetto di dati e l’altro.

Al setaccio delle verifiche è sopravvissuta una sorgente. L’orbita adattata suggerisce una distanza di 225±15 unità astronomiche e di 3-5 masse terrestri, in buon accordo con le previsioni.

Trovato Planet 9, dunque?

Per il momento ancora no, sia perché il controllo nelle immagini Pan-STARRS non ha rilevato alcuna controparte sia perché saranno necessarie nuove simulazioni dinamiche per valutare la sua coerenza.

Mike Brown, tuttavia, afferma che se fosse una sorgente reale, non sarebbe comunque “il suo” Pianeta Nove perché non produrrebbe gli effetti gravitazionali ipotizzati. Sarebbe una scoperta per serendipity, ma non per questo meno interessante. Se non è un artefatto, dovrebbe essere presente anche nei dati del satellite infrarosso Akari.

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