Solar Orbiter misura il campo magnetico di Venere

È di tipo indotto ma capace di accelerare particelle cariche

La missione congiunta Nasa/Esa Solar Orbiter si propone di ottenere le immagini più ravvicinate del Sole e le prime immagini delle sue regioni polari. Nel corso della complessa traiettoria di avvicinamento alla nostra stella, la sonda transita nei pressi del pianeta Venere, permettendone interessanti studi.

Solar Orbiter catturerà le immagini dirette più vicine del Sole e le prime immagini dei poli della nostra stella
(ESA/ATG medialab).

L’analisi dei dati raccolti durante il suo primo sorvolo, occorso nel dicembre 2020, ha permesso di stabilire che l’ambiente magnetico del pianeta è abbastanza robusto da accelerare le particelle cariche a milioni di chilometri orari.

A differenza della Terra che manifesta un campo magnetico intrinseco, generato da correnti elettriche nel nucleo metallico centrale, il campo magnetico di Venere si origina dall’interazione tra il vento solare e la ionosfera del pianeta. Le molecole elettricamente cariche nello strato atmosferico esterno del pianeta, creano correnti elettriche che interagiscono con il vento solare, altrettanto elettricamente carico, generando una magnetosfera.

Gli scienziati conoscono da molto tempo questa insolita magnetosfera sin dalle prime missioni spaziali verso il pianeta, ma alcuni aspetti erano rimasti misteriosi, come ad esempio l’estensione della coda.

È una specie di strana magnetosfera indotta“, afferma Robert Allen, dello Johns Hopkins Applied Physics Laboratory nel Maryland e primo autore dello studio. I dati hanno rivelato la sua instabilità e quanto sia suscettibile ad attorcigliarsi e ondeggiare sotto le ingerenze del vento solare. Ma quanto un’atmosfera indotta può accelerare particelle?

Rappresentazione schematica della magnetosfera indotta di Venere. I colori rappresentano le diverse regioni dove avvengono i meccanismi di accelerazione delle particelle (Johns Hopkins APL/Ben Smith).

Solar Orbiter ha scoperto che il campo magnetico di Venere si estende per circa 300.000 km dietro il pianeta, cioè per circa la metà di quella terrestre. Nonostante le dimensioni minori, il Suprathermal Ion Spectrograph (SIS), strumento che fa parte della suite di strumenti Energetic Particle Detector su Solar Orbiter, ha permesso di stabilire che la struttura è in grado di accelerare particelle sino a più di 8 milioni di Km/h.  

Le misure hanno permesso di determinare anche i possibili meccanismi in grado di entrare in azione per accelerare le particelle. Lo studio, comunque, permette di estendere l’interesse ben fuori i confini planetari poiché può essere applicato per comprendere la gran varietà di ambienti magnetici cosmici.

Solar Orbiter passerà ancora vicino a Venere il prossimo agosto, quasi in contemporanea con la sonda BepiColombo (Esa/Japan Aerospace Exploration Agency) diretta però verso il pianeta Mercurio. Entrambe le sonde raccoglieranno dati su Venere lungo il loro percorso, offrendo agli scienziati planetari la rara occasione di indagare l’ambiente in punti diversi pressoché in contemporanea.

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