Una cometa interstellare incontaminata

PROBABILMENTE LA 2I/BORISOV NON SI È MAI AVVICINATA A UNA STELLA

Le analisi dei dati ottenuti con il Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso indicano che il secondo visitatore interstellare mai scoperto, la cometa 2I/Borisov, sarebbe formato da materiali praticamente incontaminati.

L’oggetto fu scoperto nell’agosto 2019 dall’astrofilo Gennady Borisov con un telescopio autocostruito, circa tre mesi prima del perielio. Sulle prime, sembrava una comune lontana cometa con orbita parabolica, ma le osservazioni di follow-up dimostrarono che si muoveva lungo una traiettoria iperbolica, segno di una provenienza dallo spazio interstellare. Era un’occasione ghiotta per studiare un oggetto proveniente da un altro sistema planetario e gli astronomi non se lo sono fatta scappare, osservandolo con tutti gli strumenti disponibili.

Secondo uno studio di un’equipe di ricercatori, guidati da Stefano Bagnulo dell’Osservatorio e Planetario di Armagh nell’Irlanda del Nord, la Borisov non sarebbe mai passata vicino a una stella prima del nostro Sole, almeno non tanto vicino da alterarne con il calore il materiale di cui è costituita. Questo ne farebbe una vera reliquia di quei processi che si osservano all’interno dei dischi protoplanetari di gas e polveri.

Gli astronomi hanno eseguito osservazioni polarimetriche con lo strumento FORS2, una tecnica regolarmente applicata per osservare la luce solare riflessa dalle polveri cometarie o delle superfici di altri oggetti celesti. Le osservazioni sono state messe al confronto con quelle d’archivio di altre comete, scoprendo sostanziali differenze, tranne che con la famosa Hale-Bopp (C/1995 O1), qui in un’immagine storica.

Anche la Hale-Bopp mostrava di essere incontaminata, presumibilmente al suo secondo passaggio al perielio, avvenuto nel 1997, giungendo poco alterata dal vento e altre radiazioni solari, praticamente così come si era formata nella nebulosa solare, circa 4,5 miliardi di anni fa. Tuttavia, la C/1995 O1 è una cometa “nostrana”, mentre 2I/Borisov ha mostrato di essere composta con materiale ancora più incontaminato.

“Il fatto che le due comete siano notevolmente simili, suggerisce che l’ambiente in cui ha avuto origine 2I/Borisov non è così diverso, per composizione, dall’ambiente originario del Sistema solare”, afferma Alberto Cellino dell’Inaf-Osservatorio Astrofisico di Torino, tra gli autori dello studio.

Ora gli autori sperano in qualche nuova scoperta per irrobustire tali conclusioni, sia con nuove osservazioni dal suolo sia mediante un fly-by, poiché l’Esa conta di lanciare la missione Comet Interceptor nel 2029, in grado di raggiungere velocemente un nuovo visitatore interstellare.

DIVERSA PURE NELLE POLVERI

Oltre alle osservazioni ottiche, la Borisov è stata osservata anche nel dominio radio, mediante l’osservatorio Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), da un gruppo guidato da Bin Yang, astronomo dell’Eso in Cile, per studiare i grani di polvere e raccogliere indizi sul suo ambiente originario.

Il gruppo ha scoperto che la chioma contiene una rilevante percentuale di grani di circa un millimetro o più grandi, e scoprendo che il tenore di monossido di carbonio e acqua cambiava drasticamente in base alla distanza dal Sole.

Questo indicherebbe che il corpo celeste sia un aggregato di materiali formatisi in punti diversi del suo sistema planetario, tradendo così una migrazione al suo interno, forse sotto la spinta di pianeti giganti, sino all’espulsione appena dopo la formazione. Un processo simile si ritiene sia avvenuto anche nel Sistema solare con un certo numero di comete fiondate nello spazio interstellare.

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