Sette oggetti interstellari all’anno nel Sistema solare

POTREBBERO ESSERE INDAGATI DA VICINO CON MISSIONI VELOCI

Il 19 ottobre 2017 segna la scoperta di ‘Oumuamua, il primo oggetto di origine interstellare transitato nella regione interna del sistema Solare e avvistato dal sistema di rilevamento Pan-Starrs. Circa due anni dopo è stata la volta della prima cometa interstellare, scoperta dall’astrofilo autocostruttore Gennadiy Borisov il 30 agosto 2019.

La scoperta di entrambi gli oggetti ha validato un’ipotesi formulata molti anni prima, secondo cui oggetti di origine interstellare (Iso) transitano con una certa frequenza nei pressi del Sole, ma quanto frequentemente?

Uno studio recente condotto dalla organizzazione no profit Initiative for Interstellar Studies (i4is), ne stima non più di sette per anno. La i4is ha valutato anche la possibilità di inviare delle sonde verso questi Iso, che rappresentano una ghiotta possibilità di osservare oggetti provenienti da altri sistemi stellari, decenni prima di qualsiasi missione interstellare di lunga durata.

Il movimento degli Iso è prevedibile, al pari degli oggetti del Sistema solare, e l’avvistamento precoce permetterebbe la pianificazione di missioni specifiche in tempi molto brevi. Allo scopo, servirebbero sonde pronte all’uso da indirizzare subito verso gli oggetti, ben diverse da quelle di solito usate per l’approccio di asteroidi e comete attraverso lunghe e complesse manovre, com’è stato per Rosetta.

I4is è impegnata nella promozione del volo interstellare, cui aderisce una comunità di ricercatori provenienti da varie Istituzioni e Università internazionali. Lo studio dei primi due Iso ha dato il via a una nuova branca dell’astronomia che si occupa specificamente di tali oggetti, veri ambasciatori di altri ambienti di formazione planetaria che vengono a farci visita a costo zero.

Due oggetti in due anni implica che adesso è matura la tecnologia per scoprirli e che il loro numero deve essere consistente. Se tanti ancora sfuggono, è perché sono oggetti intrinsecamente deboli, oppure transitano a grandi distanze dal Sole. Gli Iso possono essere dapprima destinazione di missioni flyby, ma in futuro anche di missioni finalizzate al touchdown, per raccogliere e analizzarne in situ le caratteristiche.

I progetti di esplorazione

Marshall Eubanks, fisico e primo autore dello studio, nutre molta fiducia in questo futuro scenario, tanto da essere capo di società che hanno come scopo l’esplorazione spaziale di oggetti lontani e stelle vicine.

In merito all’esplorazione degli Iso, i4is ha già proposto il Progetto Lyra nel 2017 e ha in programma la missione Comet Interceptor con Esa, pianificata per il 2029, con lo scopo di intercettare una cometa di lungo periodo.

L’idea di queste missioni è nata dopo la scoperta di ‘Oumuamua, pensando inizialmente a un inseguimento dell’oggetto, ma il gruppo sta valutando di ideare missioni che vadano a intercettare quelli nuovi, anche se questo comporta molte sfide, a cominciare dalla necessità di scoprire i target con congruo anticipo. Solo in tale circostanza ci sarebbero infatti concrete possibilità di raggiungere un Iso, eguagliarne la velocità e orbitargli intorno per qualche tempo sino addirittura a posarsi su di esso.

Per il successo di queste missioni, è fondamentale conoscere la frequenza con cui arrivano gli Iso e una statistica sulle velocità di attraversamento del Sistema solare. Il gruppo di Eubanks ha provato a dare una risposta, prendendo in considerazione dapprima come la velocità di un oggetto interstellare è condizionata dalla velocità media di stelle, gas e polvere nella nostra posizione galattica. Considerando le condizioni di un oggetto svincolato dalla propria stella madre e i dati astrometrici ottenuti da Gaia per le stelle vicine al Sole, il gruppo ha stimato la velocità di diffusione attesa, che ha portato a una media di sette Iso per anno.

Gli oggetti asteroidali sarebbero la regola, mentre le comete dovrebbero essere decisamente più rare, con un ritrovamento in media ogni 10-20 anni. Se così fosse, la scoperta della 2I/Borisov è da considerare un vero colpo di fortuna. Anche le velocità tipiche dovrebbero essere sensibilmente maggiori da quella esibita da 1I/Oumuamua, che al momento della scoperta viaggiava a circa 26 km a secondo.

La conoscenza di questi parametri aiuterà gli scienziati di preparare al meglio possibili missioni di rendez-vous con gli Iso, in attesa delle future missioni interstellari, comunque non prima della seconda metà di questo secolo.

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