Si sta spegnendo la Nebulosa Razza

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Siamo portati a credere che lo spazio profondo sia quasi immutabile, senza apprezzabili cambiamenti nel corso di una vita umana. Invece, sono già state registrate evoluzioni in nebulose associate a giovani stelle, come la Nebulosa Variabile di Hubble (NGC 2261), oppure in oggetti in espansione, come la Nebulosa Granchio (M1). Qualsiasi oggetto che manifesti mutamenti veloci desta comunque un certo clamore. È ora il caso della giovanissima nebulosa planetaria Hen 3-1357, soprannominata Stingray (“Razza”) per via della forma, che, nelle immagini prese a distanza di vent’anni dal Telescopio Spaziale Hubble (Hst), ha mostrando una notevole e rapida evoluzione.

Le nebulose planetarie (dette così perché nei telescopi dei primi astronomi sembravano somigliare ai dischi planetari), rappresentano le fasi finali di stelle di tipo solare, che si avviano a diventare nane bianche, dopo aver attraversato la fase di gigante rossa. Nell’arco di alcune migliaia di anni, la stella espansa perde progressivamente i suoi strati sino a scoprire il caldissimo nucleo, ormai inerte.

L’intensa radiazione ultravioletta emessa dal resto stellare eccita i gas della nebulosa che nel frattempo si è formata intorno ad esso, facendoli risplendere in varie tonalità, principalmente nel verde, rosso e blu per via della composizione a base di ossigeno, idrogeno e altri atomi in percentuale più bassa. I gas ionizzati sono progressivamente soffiati via dall’intenso vento stellare e brilleranno finché la radiazione sarà efficace su di essi, poi si ricombineranno in forma neutra sino a dissolversi nel mezzo interstellare.

Una nebulosa planetaria resta visibile per circa 10mila anni, che corrispondono a una piccola frazione dell’intera vita della stella; eppure, le osservazioni di Hen 3-1357 mostrano un forte declino in soli 40 anni. Era visibilmente ionizzata e brillante negli anni 80, quando fu osservata per la prima volta da Hst, mentre ora si mostra drammaticamente spenta, con mutamenti nella forma e nelle dimensioni. A questo ritmo, entro pochi decenni potrebbe scomparire del tutto, come mostra uno studio condotto da Bruce Balick dell’Università di Washington.

Seguire l’evoluzione di quest’oggetto è interessante, per avere una visione accelerata di quello che sarà il destino del nostro Sole, tra circa 4 miliardi di anni.

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