Buchi neri supermassici ovunque

PUBBLICATA UNA MAPPA CON 25MILA OGGETTI

Sono letteralmente in ogni parte del cielo e, verosimilmente, ogni galassia ne accoglie almeno uno nel proprio nucleo. Sono i buchi neri supermassici (Smbh), da milioni a miliardi di masse solari. Ora ben 25mila di essi sono riportati in una mappa dettagliata.

Primo autore dello studio è l’italiano Francesco de Gasperin, che ha guidato un nutrito gruppo di ricerca internazionale con lo scopo di mappare dettagliatamente tali oggetti nel dominio delle onde radio a bassa frequenza. Per conseguire tale risultato, sono stati utilizzati i dati raccolti dalle 52 antenne della rete Low Frequency Array (Lofar), sparse in nove Paesi europei, per un totale di 256 ore di osservazione.

A prima vista, sembra una comune mappa stellare, ma in essa non vi si riconosce alcuna costellazione, perché ognuno di quei puntini luminosi è un buco nero supermassiccio, situato in lontane galassie e individuato grazie all’emissione radio prodotta dai getti relativistici di materia che emergono dal nucleo.

Il Lofar, gestito dall’Istituto Olandese per la Radioastronomia(Astron), ha ottenuto dati provenienti da milioni di radiogalassie, spesso associate a strutture complesse a tal punto da essere complicato stabilirne l’origine e la natura: una mole enorme di dati, gestita dal team internazionale coinvolto nella ricerca, composto da circa 200 astronomi provenienti da 18 Paesi.

Costruire la mappa non è stato facile, poiché, alle basse frequenze, le emissioni radio risentono di vari disturbi e assorbimenti, tra cui quello della ionosfera terrestre e quello diffuso del mezzo interstellare. Alle frequenze utilizzate per la ricerca, la ionosfera si comporta in modo simile all’atmosfera terrestre per la luce visibile, attenuandone l’intensità e distorcendo le immagini. Sono state quindi necessarie delicate operazioni di calibrazione per estrarre il rumore e far emergere il segnale delle sorgenti.

“Questo è il risultato di molti anni di lavoro su dati incredibilmente difficili. Abbiamo dovuto inventare nuovi metodi per convertire i segnali radio in immagini del cielo”, ha dichiarato De Gasparin (Universität Hamburg e Inaf – Istituto di Radioastronomia di Bologna).

Spazio ai volontari

Il numero dei buchi neri censiti sembra enorme, ma è una minima parte del totale, poiché la mappa copre solo il 4% del cielo boreale, mai ricercatori intendono mapparlo per intero nei prossimi anni. A tale gravoso compito possono contribuire anche i volontari partecipanti a uno specifico progetto di citizen science, denominato Lofar Radio Galaxy Zoo, che fa pare della grande famiglia di Zooniverse

Questo progetto permette ai volontari di cimentarsi con la vera radioastronomia e di essere coinvolti nell’identificazione di centinaia migliaia di sorgenti registrate nei dati del Lofar, il più grande sistema radiotelescopico mai costruito.

Questo lavoro aiuterà i ricercatori a capire come si formano le radiosorgenti, come evolvono i buchi neri e come enormi quantità di materia vengono espulse nello spazio profondo ad enorme energia.

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