La Nebulosa Anello Blu si è formata da una fusione stellare

DOPO 16 ANNI FORSE RISOLTO UN MISTERO ASTROFISICO

blue ring

Operativo tra il 2003 e il 2013 e gestito dallo Jet Propulsion Laboratory della Nasa, il Galaxy Evolution Explorer (Galex) è stato progettato per studiare la formazione stellare ed eseguire un censimento delle giovani popolazioni stellari, anche in altre galassie, osservando nella regione spettrale ultravioletta (UV).

Gli strumenti di Galex erano in grado di osservare in “UV vicino”, codificato in giallo nelle immagini, e in “UV lontano” che veniva raffigurato in blu. 

Tra i dati, nel 2004, un gruppo di scienziati ha individuato una sorgente molto diversa dalle altre e mai incontrata in precedenza nella nostra Galassia: un grande e debole anello blu con una stella apparentemente normale al suo centro, simile nell’aspetto a un resto di supernova o a una nebulosa planetaria, con spiccata emissione nell’ultravioletto lontano, perciò blu nelle immagini prese dal satellite. 

Il team ha soprannominato la sorgente Blue Ring Nebula e ha iniziato a studiarla per comprenderne la natura; ci sono voluti ben 16 anni prima di venirne a capo, osservando l’oggetto anche ad altre lunghezze d’onda, formulato ipotesi e prodotto modelli. 

Applicando modelli teorici all’avanguardia ai dati raccolti, gli autori ipotizzano che la nebulosa si sia formata dai detriti prodotti nella fusione tra due stelle.

Si ritiene che questi oggetti siano comuni nella Galassia, ma sono difficili da riconoscere quando sono ancora avvolti nel bozzolo di detriti prodotti il processo di fusione.

La cosa diventa possibile quando la stella di seconda generazione si libera di tali polveri e gas e diventa visibile, ma questo avviene dopo molte migliaia di anni, quando la stella nata da una fusione diventa difficile da distinguere dalle altre stelle.

La Nebulosa Anello Blu rappresenterebbe il primo esempio di quella particolare fase in cui le prove della fusione sono ancora riconoscibili e la stella non si è ancora del tutto spogliata del bozzolo in cui è rimasta celata.

Se non fosse stato per la presenza al centro di una stella in apparenza normale e non un resto stellare (stella di neutroni o nana bianca), questa nebulosa sarebbe stata classificata come un comune resto di supernova o una nebulosa planetaria che, comunque, sappiamo emettere su più lunghezze d’onda, cosa che invece non fa la Nebulosa Anello Blu.

nebulosa anello blu

La stella di massa solare ha inglobato la compagna nella sua atmosfera, provocandone un decadimento orbitale che l’ha portata ad avvicinarsi sempre più in una spirale discendente.

Durante questo processo, la nana rossa è stata distrutta: parte dei suoi detriti è andata a formare l’anello e il resto è stato inghiottito dalla compagna maggiore. 

Questo apporto di massa ha “ravvivato” la stella maggiore che, aumentando di temperatura, ha scaldato l’anello, rendendolo luminoso in luce UV. Poi, grazie e poderosi venti stellari, ha iniziato a spazzarlo via, formando due nubi contrapposte di forma conica in allontanamento, leggermente sovrapposte per la particolare prospettiva lungo la direzione di vista.

La base di un cono punta quasi direttamente verso la Terra, mentre l’altra si sta allontanando in direzione opposta. 

Sebbene queste conclusioni siano la fine di un mistero durato 16 anni, rappresentano l’inizio di un nuovo capitolo nello studio di tali particolari eventi in grado di coinvolgere un gran numero di sistemi binari sufficientemente stretti.

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