Occhi puntati sulla galassia Dragonfly 44

SEMBRAVA COSTITUITA QUASI SOLO DA MATERIA OSCURA, MA NON È COSÌ

Le galassie ultradiffuse sono tra i temi caldi dell’astrofisica in questi anni, in particolare dopo l’annuncio, nel 2015, della scoperta di una debolissima sorgente che, secondo gli scopritori, era composta al 99,9% di materia oscura. L’annuncio scatenò un grande dibattito tra gli esperti e l’oggetto Dragonfly 44 (DF44) balzò agli onori della cronaca.

DF44, nell’Ammasso Coma, aveva eluso la scoperta a causa della sua bassissima luminosità superficiale che le dava la parvenza di un vero fantasma rispetto alle altre galassie. Il contenuto di stelle appariva così basso da permettere la visione degli oggetti retrostanti. A causa di tale caratteristica fu coniato l’appellativo di galassia ultradiffusa (in sigla Udg), dando il via alla ricerca di altri simili.

In appena un lustro, il censo degli oggetti con caratteristiche assimilabili è cresciuto notevolmente ed è stato dimostrato che non sono rarissimi, come inizialmente ipotizzato, ma frequenti negli ammassi, dove si celano. Tuttavia, all’aumentare della casistica, c’è stato un crescente consenso sul fatto che la stragrande maggioranza delle Udg siano galassie nane. Alcune caratteristiche sono state ridimensionate dalle osservazioni, tra cui la massa.

Sapendo che la gran parte della massa è costituita da materia oscura, come possiamo “pesare” una galassia? Vengono in aiuto gli ammassi globulari (GC), il cui numero è indicativo della massa complessiva del sistema. Inoltre, su di essi vengono applicate le leggi della gravitazione, registrando la velocità alla quale orbitano intorno alla galassia madre.

Anche su questo fronte DF44 sembrava anomala: gli autori hanno riportato la presenza di circa 80 GC (poco meno della metà di quelli posseduti dalla Via Lattea), da cui è stata derivata una massa di materia oscura molto più elevata rispetto alla massa stellare visibile, pari a circa 10 mila volte. Questa era la prova regina del basso tenore di materia ordinaria e delle dimensioni da galassia media di DF44, che garantivano la coesione della galassia.

DF44 è stata osservata da un gruppo di astronomi, ottenendo dei dati che ridimensionano quelli ottenuti dal team Dragonfly, che utilizza una schiera di teleobiettivi Canon da 400 mm per emulare un telescopio di circa 1,5 metri di diametro.

Il team, guidato da Teymoor Saifollahi del Kapteyn Institute dell’Università di Groninga (Paesi Bassi), con la partecipazione dell’Instituto de Astrofísica de Canarias e dell’Università di La Laguna, ha rilevato che il numero di GC intorno DF44 è quattro volte inferiore al numero riportato in precedenza, perciò il contenuto di massa complessiva è proporzionalmente inferiore.

Questa galassia non possiede una massa complessiva simile a quella della Via Lattea e mille volte meno stelle; il rapporto esistente tra materia oscura e ordinaria si attesta intorno al valore 300, certamente più in linea con la media delle galassie diffuse, anche se indubbiamente elevato.

“Il nostro studio mostra che questa galassia non è né singolare né inaspettata e i modelli di formazione galattica possono spiegarla senza la necessità di modifiche”, dichiara Michael A. Beasley, specialista in ammassi globulari.

Tuttavia, non è ancora chiaro cosa leghi la massa complessiva di una galassia al suo numero di globulari. Forse dipende dalla quantità di gas disponibile nella prima fase di formazione stellare, poiché sembra esserci una relazione tra quantità di materia oscura e contenuto di gas. Forse altri studi permetteranno di comprendere meglio questi aspetti e le Udg sembrano essere gli ambienti più promettenti dove indagare.

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