Trovata la fosfina tra le nubi di Venere

L’ANNUNCIO UFFICIALE DELLA SCOPERTA DI UN IMPORTANTE BIOMARCATORE

Cinquanta anni fa il grande astrofisico americano Carl Sagan aveva ipotizzato che nell’alta atmosfera di Venere potessero presentarsi delle condizioni adatte allo sviluppo della vita. Infatti, il pianeta più vicino alla Terra ha delle condizioni ambientali impossibili in superficie, con pressioni atmosferiche e temperature da record per il Sistema solare, ma procedendo verso l’alto nella sua spessa atmosfera, le condizioni migliorano, fino a raggiungere pressioni e temperature simili a quelle terrestri.

E sono state anche suggerite delle missioni spaziali mirate a investigare questo “habitat sospeso”, grazie a speciali “sonde dirigibile” che dovrebbero librarsi tra le nubi venusiane, per studiarne composizione e caratteristiche. È il progetto Havoc della Nasa (High Altitude Venus Operational Concept).

Ma intanto che si procede con questi progetti e mentre ci apprestiamo a celebrare sul numero di ottobre di Cosmo due grandi anniversari riguardanti Carl Sagan, ecco che si presenta una news che si annuncia rivoluzionaria e che sembra confermare le ipotesi del grande scienziato.

Proprio nell’anniversario di un’altra grande scoperta, la prima rilevazione di un’onda gravitazionale (la ormai famosa GW150914 del 14 settembre 2015, il Mit (Massachusetts Institute of Technology) e l’Eso (European Southern Observatory) hanno svelato l’individuazione della fosfina nell’atmosfera di Venere. Sembra che l’unico meccanismo utile per la produzione di questa molecola su Venere sarebbero reazioni organiche da parte di micro-organismi che vivono in sospensione nelle nuvole del pianeta.

Secondo i ricercatori del Mit, la fosfina può essere prodotta solo da organismi estremi avversi all’ossigeno, rendendola così un eccellente segnale di vita anaerobica.

Se queste ipotesi verranno confermate, saremmo di fronte a una rivelazione epocale, la prima prova dell’esistenza di organismi extra-terrestri e proprio nel pianeta più vicino, praticamente alle porte di casa.

Gli studi che hanno portato a questa scoperta sono stati condotti dal telescopio sub-millimetrico Jcmt (James Clerk Maxwell Telescope) dell’Eas (East Asian Observatory) alle isole Hawaii e dal complesso radio-interferometrico Alma (Atacama Large Millimeter Array) dell’Eso in Cile.

La notizia è stata divulgata in diretta alle 17.00 del 14 settembre sul canale YouTube della Royal Astronomical Society.

Paradossalmente, un composto utilizzato per uccidere potrebbe essere un rivelatore di vita in altri mondi ed è stato selezionato insieme a pochi altri tra più di 16mila per questo scopo: ne avevamo parlato in una news del dicembre 2019

Come abbiamo già promesso, seguiremo i dettagli di questa vicenda sul sito e sulle pagine di Cosmo, tenendovi aggiornati: stay tuned!

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