Cosa ci resta della supernova del 1987

FORSE IDENTIFICATA LA STELLA DI NEUTRONI DELLA SN1987A

Era il 23 febbraio 1987, quando nella Grande Nube di Magellano, il più grande satellite della nostra Galassia, si manifestò una supernova: la più recente supernova visibile a occhio nudo, che raggiunse al suo massimo la seconda magnitudine. Poche ore prima della scoperta fu registrato un “treno” di neutrini che fu attribuito, non senza controversie, al collasso della stella progenitrice, identificata nella supergigante blu Sanduleak -69° 202°, di circa 20 masse solari.

Questa fu la prima stranezza riscontrata in questa supernova, poiché si attendeva che si fosse generata, in base ai modelli di evoluzione stellare, per collasso nucleare di una stella supergigante rossa. Subito furono puntati su di essa tutti gli strumenti disponibili per avere la maggior quantità d’informazioni su questo evento unico (l’avvistamento dell’ultima supernova galattica risale a più di quattro secoli fa).

Sin da subito si tentò di confermare la presenza di un residuo stellare. Il flusso di neutrini suggeriva la formazione di una stella di neutroni, ma di questo oggetto non fu rinvenuta traccia, e alcuni astrofisici proposero che la stella di neutroni fosse a sua volta collassata in un buco nero.

Da allora, vari gruppi di astronomi hanno cercato questo resto stellare e hanno monitorato il residuo nebulare in espansione che, dopo 33 anni, si presenta come un anello costituito da una serie di condensazioni, “accese” dall’onda d’urto in espansione, all’interno una piccola nebulosità di polveri nel cui interno deve essere celata la stella di neutroni.

Secondo gli esperti, l’oggetto compatto al suo centro (NS1987A) è imbozzolato, e la sua radiazione non riesce ancora a emergere dal denso guscio, quindi attendono che si diradi. Il primo studio in cui si parla di tale resto è del novembre 2019, quando un gruppo di astronomi di Cardiff, usando l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma) annunciava di aver individuato la regione più promettente all’interno delle piccola nube di polveri, in cui si annida NS1987A, denunciata da un “punto caldo” nelle immagini radio.

Nuove osservazioni di follow-up sempre con Alma e uno studio teorico, rafforzano l’ipotesi che quel punto caldo sia davvero la sede di NS1987A. Recenti immagini ad altissima risoluzione hanno rivelato che l’addensamento individuato è più caldo dei suoi dintorni e corrisponde alla posizione in cui si sospetta che si trovi il resto stellare, in una posizione decentrata e non esattamente al centro.

Le simulazioni proposte negli anni concordano sulla possibilità che la stella di neutroni sia stata “sparata” via dal luogo dell’esplosione, a causa del rinculo subito nel momento del collasso. L’ipotesi è sostenuta dalle osservazioni di varie pulsar decentrate rispetto ai loro resti nebulari, a riprova che si sono spostate, seppure nel corso di alcuni millenni.

All’interno della macchia calda c’è sicuramente una fonte di energia che riscalda la polvere e la fa brillare. Il miglior candidato è proprio la caldissima stella di neutroni che si stima alla temperatura di 5 milioni di gradi, più che sufficienti per dare ragione della fenomenologia osservata nella nube. Se quella è davvero la stella di neutroni, non è però detto che sia anche una pulsar, vale a dire un rapidissimo emettitore di impulsi a varie lunghezze d’onda.

NS1987A è una sfera di soli 25 km estremamente calda, composta di materia ultradensa. Con i suoi 33 anni, sarebbe la più giovane stella di neutroni mai osservata, sebbene l’evento che l’ha prodotta sia occorso circa 168 mila anni fa, corrispondente alla distanza della Grande Nube di Magellano. Per avere la conferma definitiva, forse serviranno ancora molti anni, ma agli astronomi la pazienza non manca.

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