I batticuori delle giovani Delta Scuti

SI COMINCIANO A SVELARE I SEGRETI DI QUESTE MISTERIOSE STELLE PULSANTI

Studiando le loro complesse curve di luce, un team di astronomi ha identificato i ritmi di una particolare classe di stelle pulsanti, le Delta Scuti (dal nome della stella prototipo).

La presenza di pulsazioni è una caratteristica comune delle stelle: sono risonanze naturali, generate dai moti convettivi connessi ai processi di fusione nucleare in atto nelle loro regioni centrali. Le giovani stelle Delta Scuti, però, hanno dei sistemi di pulsazione particolarmente complessi. “Prima d’ora, vedevamo solo una confusione troppo grande di note, per poter comprendere questa classe di stelle pulsanti”, ricorda il primo autore di questo studio, Tim Bedding, dell’Università di Sydney.

Lo studio delle pulsazioni interne delle stelle porta il nome di astrosismologia e deriva dalla sismologia terrestre e dallo studio della propagazione delle onde generate dai terremoti nel nostro pianeta. Come nella musica, la combinazione di diverse armoniche genera suoni diversi. In un certo senso, ogni stella suona la propria particolare musica, che possiamo ascoltare e studiare.

Le loro melodie ci danno informazioni sulla struttura interna e sulla densità delle stelle. Nel caso del Sole, un’onda impiega circa 5 minuti per attraversare l’intero volume stellare. In stelle giganti molto meno dense, come Betelgeuse, un’onda può impiegare mesi per raggiungere la superficie e verrà rivelata con una frequenza molto bassa. Al contrario, stelle piccole e giovani, come le Delta Scuti, hanno frequenze di variazione molto alte, fino a 30 volte al giorno.

Questi studi hanno compiuto progressi recenti grazie al satellite della Nasa Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite), un telescopio spaziale progettato per cercare pianeti extrasolari. Tess ha misurato la luminosità di 92 mila stelle, fra le quali gli scienziati hanno trovato sessanta Delta Scuti.

Alcune fra queste stelle ospitano pianeti, come Beta Pictoris, distante 60 anni luce e visibile a occhio nudo nei cieli australi. “Più riusciamo a conoscere queste stelle, più capiremo i loro potenziali effetti sui pianeti”, osserva Isabel Colman dell’Università di Sydney.

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