Le fasce nuvolose di una nana bruna

Grazie alla polarimetria, un gruppo di astronomi ha usato il Very Large Telescope (VLT) dell’Eso per identificare strutture, assimilabili alle bande atmosferiche di Giove, in un oggetto sub stellare piuttosto vicino.

Le nane brune sono oggetti intriganti per la varietà di forme esibite in base alla massa e temperatura superficiale. Quelle più massicce sono quasi indistinguibili da una stella nana rossa, mentre l’aspetto tende ad assumere analogie sempre più forti con i pianeti giganti gassosi se si scende verso il limite inferiore di 13 masse gioviane, anche in termini di dimensioni.

Nel corso degli anni, sono emerse evidenze che rendono questi oggetti, almeno i più freddi, davvero simili nell’aspetto a giganti gassosi, come quelli del Sistema Solare. Evidenze di formazioni nuvolose a bande erano state già trovate in precedenza in almeno tre nane brune, però questa è la prima volta che tali formazioni sono state dedotte applicando la tecnica della polarimetria, usata per Luhman 16a, una nana bruna di 30 masse gioviane che figura, con un’altra di uguale massa, nel più prossimo sistema binario conosciuto di tale tipo, posto ad appena 6,5 anni luce, e rimasto a lungo sconosciuto a causa dell’intrinseca bassa luminosità, sino al 2013, quando fu notato nei dati ottenuti dal satellite Wise.

La polarimetria da qualche tempo sta conoscendo un forte sviluppo, con una varietà di applicazioni che permettono studi rivoluzionari in vari ambiti che vanno dai buchi neri supermassicci agli oggetti del Sistema Solare, passando per le stelle e le nane brune.

Osservazioni condotte con il telescopio spaziale Spitzer della Nasa avevano già fatto notare macchie nuvolose sull’altro membro della coppia, Luhman 16b,ma tali osservazioni permettevano solo una stima di variazioni luminose. Con lo strumento NaCo del Vlt, invece, si è potuta studiare la luce polarizzata sugli entrambi componenti, con cui si è potuta mappare l’emissione luminosa e rilevare le formazioni a bande che sono sostanzialmente stabili nel tempo e non variano in luminosità.

È bene precisare che non stiamo parlando di un’immagine diretta dei due oggetti (la figura è un’interpretazione artistica), bensì di una lettura dei dati dai quali si è desunta la morfologia a bande parallele, grazie a una complessa analisi sulla luce polarizzata dal sistema, che non consente tuttavia di stabilire quante bande siano presenti nell’atmosfera dei due oggetti.

Lo studio, con primo autore Maxwell Millar-Blanchaer, propone anche dei modelli che provano a descrivere la meteorologia di questi corpi celesti, da cui emerge un comportamento simile a quello gioviano, con vortici e tempeste, così come piogge di silicati o ammoniaca.

Con la tecnica della polarimetria e la prossima generazione di telescopi, si punterà allo studio delle atmosfere esibite dagli esopianeti, poiché ben si presta allo studio delle formazioni nuvolose e delle superfici.

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