Kepler-1649c potrebbe essere un’altra Terra

L'ESOPIANETA INDIVIDUATO IN UNA LISTA ELABORATA DAL SOFTWARE DELLA SONDA KEPLER

È incredibile come certe missioni scientifiche siano produttive anche a distanza di molti anni. Tra queste c’è il telescopio Kepler della Nasa che, tra il 2009 e il 2018, ha scovato il maggior numero degli esopianeti conosciuti e identificati con il metodo dei transiti, vale a dire registrando i deboli cali luminosi prodotti dal passaggio di un pianeta davanti alla sua stella ospite.

Altrettanto sorprendente è che proprio tra i primi dati raccolti durante la missione primaria si celasse quello che potrebbe essere l’esopianeta tra i più simili alla Terra, per dimensioni e posizione nella fascia di abitabilità, qualora le condizioni della presunta atmosfera fossero adatte.

Orbitante intorno a una minuscola stella nana rossa di classe M, distante 300 anni luce, questo pianeta ha pratica delle stesse dimensioni della Terra (1,06 volte per la precisione, vedi un’immagine di fantasia in figura). Denominato Kepler-1649c, impiega solo 19,5 giorni per completare un’orbita, ricevendo circa il 74% del flusso energetico che il nostro pianeta riceve dal Sole e che gli conferisce una temperatura di equilibrio che lo pone nella zona abitabile circumstellare. Non è l’unico pianeta del suo sistema, perché se ne conosceva un altro più interno con un periodo orbitale di soli 8,7 giorni, con caratteristiche paragonabili a Venere sia per dimensioni che per flusso ricevuto.

C’è ancora molto da conoscere su Kepler-1649c, specialmente in merito alla sua atmosfera, ma ciò che sappiamo è sufficiente per classificarlo tra gli esopianeti più promettenti in grado di ospitare una possibile esobiologia. Sarà certamente tra i primi a essere puntato alla ricerca di eventuali biomarcatori nella sua eventuale atmosfera.

Il software di analisi automatica di Kepler aveva inserito questo interessante esopianeta in una lista di candidati da ricontrollare. All’analisi visuale dei dati è stato immediatamente riconosciuto, dimostrando quanto l’ispezione umana abbia ancora un grande valore, grazie alla capacità del sistema occhio-cervello nel riconoscere ciò che può sfuggire agli algoritmi: è quanto viene fatto nei progetti di citizen scienze.

La lista dei candidati individuati da Kepler è piuttosto lunga; pertanto, è molto probabile che in essa si annidino altri sorprendenti oggetti la cui ricerca e studio terranno impegnati gli specialisti per ancora molti anni e che saranno frutto di indagini più accurate da parte die nuovi strumenti in progetto.

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