Il volto di Pallas svelato da Sphere

L’ASTEROIDE NON È STATO MAI VISITATO DA UNA SONDA

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Il 28 marzo 1802, l’astronomo tedesco Heinrich Wilhelm Matthäus Olbers scopriva Pallas. Per via della posizione occupata tra Marte e Giove, il nuovo corpo celeste fu ritenuto inizialmente un pianeta al pari di Ceres, ma la progressiva scoperta di altri oggetti simili portò alla definizione di “asteroidi” poiché al telescopio apparivano come oggetti di aspetto stellare.

La mancata esibizione di un disco provava che tali oggetti erano di piccole dimensioni, e gli strumenti dell’epoca non erano capaci di risolverli, perciò se ne stimavano le dimensioni per via indiretta, con pazienti osservazioni di occultazioni lunari e stellari.

Nonostante i suoi 512 km, Pallas è rimasto poco più di un punto luminoso sino ai più recenti progressi delle tecniche di osservazione. Uno studio condotto da un’equipe guidata da Pierre Vernazza (Laboratoire d’Astrophysique di Marsiglia), ne svela l’aspetto dell’intera superficie per merito dello strumento Sphere installato sul Very Large Telescope dell’Eso in Cile.

Grazie all’imager a ottica adattiva, abbiamo ora una visione ricca di dettagli dell’asteroide, che – tra quelli maggiori – non è ancora stato visitato da alcuna sonda, per via della sua orbita particolare.

Le nuove immagini mostrano la superficie di Pallas completamente butterata da strutture circolari che sono state interpretate come crateri d’impatto e che testimoniano una storia geologica fatta di violente collisioni. Alcune di queste strutture potrebbero essere le vestigia di collisioni con oggetti di notevoli dimensioni da cui si sarebbero originate famiglie di asteroidi più piccoli. Alcune zone più chiare potrebbero invece essere dei depositi salini, come riscontrato in alcuni crateri su Ceres.

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