Sphere riprende il disco di Betelgeuse

FORSE UNA COLTRE DI POLVERI ALL’ORIGINE DELL’OSCURAMENTO

Betelgeuse before and after dimming

Grazie alla squisita risoluzione angolare ottenibile con lo strumento Sphere applicato al Very Large Telescope (VLT) dell’Eso, gli astronomi hanno ottenuto due immagini del disco della stella supergigante rossa Betelgeuse nel mese di gennaio e dicembre 2019. Le immagini esibiscono una risoluzione impressionante e sono in grado di mostrare, benché a quasi 700 anni luce di distanza, sia la forma del disco che qualche dettaglio sulla stella. In particolare, nell’ultima immagine, ottenuta quando Alfa Orionis stava manifestando un consistente calo di luminosità (ancora in corso) che l’avrebbe portata, a fine gennaio 2020, a raggiungere un minimo storico davvero senza precedenti, pari al 36% in meno rispetto alla luminosità media e sfiorando la seconda magnitudine, tanto da essere confrontabile con la vicina Bellatrix.

Si è molto dibattuto sulle possibili cause di tale importante calo luminoso e per settimane abbiamo assistito a un proliferare di ipotesi, tra cui quelle invocanti una imminente esplosione come supernova della stella.

In assenza di dati affidabili, noi ci siamo astenuti dal formulare ipotesi azzardate e a ragion veduta perché, pur insolito tale oscuramento, esso non costituiva una novità per la stella, essendo una ben nota variabile semiregolare che, con una certa periodicità, manifesta pure dei minimi più profondi a intervalli quasi regolari di alcuni decenni, con quello precedente occorso verso la metà degli anni 80.

Appurato che la stella non stia per esplodere – almeno non nell’immediato – cosa ne sta provocando l’oscuramento? Tra le ipotesi più ragionevoli, è stata proposta la concomitanza di più cicli di variabilità, ma anche la presenza di materiale nei pressi della stella che ne stia provocando l’attenuazione.

Proprio nell’intento di comprendere il fenomeno, un team guidato da Miguel Montargès, astronomo della KU di Lovanio in Belgio, ha osservato la stella verso fine anno. E non sono mancate le sorprese.

Che intorno alla supergigante ci siano abbondanti quantità di polveri rilasciate dalla stella, si sapeva da qualche tempo, quindi in occasione dell’oscuramento è stato usato pure lo strumento Visir, sempre al Vlt nel mese di dicembre scorso da un team guidato da Pierre Kervella dall’Osservatorio di Parigi, che ha permesso di mappare nell’infrarosso tale materiale rilasciato dalla stella nel corso dei millenni e che ora forma una vasta nube estesa alcuni anni luce.

Può una parte più densa di tale sistema di polveri essere responsabile dell’oscuramento in corso? Sembrerebbe di sì, perché nell’ultima immagine ottenuta da Sphere, circa metà del disco della stella appare oscurato da quella che sembra proprio essere una coltre di polveri. L’oscuramento di Betelgeuse non pare essere, quindi, in conseguenza di un mutamento fisico in corso, ma è da ascrivere a un più rassicurante fenomeno di attenuazione, forse concomitante con un vero calo di luce riconducibile alla normale variabilità, corrispondente a un’espansione della stella. Tuttavia, tali dati non sono ancora definitivi e molto resta da comprendere sulla struttura di questi astri davvero enormi quali sono le supergiganti rosse.

Lo stesso gruppo di astronomi aveva osservato la stella con Sphere a gennaio 2019 prima che iniziasse a calare la luminosità e ciò ha permesso di proporre il confronto nella figura.

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