È UFFICIALE: ANCHE VOYAGER 2 È NEL MEZZO INTERSTELLARE

Dopo 42 anni la sonda della NASA è certamente fuori dall’eliosfera

Alcuni giorni dopo il 5 novembre 2018, la NASA comunicava che la sonda Voyager 2 aveva registrato un rilevante calo nella velocità del vento solare, interpretato come il superamento dell’eliosfera, sei anni dopo il gemello Voyager 1. In quel momento la navicella si trovava a 119,7 Unità Astronomiche dal Sole. Pur indicativi, quei dati potevano però essere stati prodotti da una discontinuità o una bolla temporanea, perciò serviva del tempo per confermare il raggiungimento del mezzo interstellare, cioè quella regione dello spazio in cui prevalgono le particelle galattiche anziché quelle prodotte dal Sole.

La prova più convincente dell’entrata nello spazio interstellare derivava dal suo Plasma Science Experiment (PLS), uno strumento che invece era inattivo sul Voyager 1 sin dal 1980. PLS ha dimostrato che l’ambiente in cui sta viaggiando ora la sonda non è più occupato dal plasma solare. Lo strumento è, infatti, in grado di registrare carica elettrica, velocità, densità, temperatura, pressione e intensità del flusso di particelle che adesso risulta pressoché assente, con tutti i valori azzerati.

Nonostante qualche acciacco dovuto all’anzianità, entrambe le sonde godono tuttora di buona salute e continuano a produrre dati di estremo interesse, fornendo un’occasione veramente unica per caratterizzare il mezzo interstellare occupato in prevalenza da particelle di origine galattica. Questa nuova fase di volo è denominata Interstellar Boundary Explorer (IBEX), alla quale la NASA prevede un’estensione definita Interstellar Mapping and Acceleration Probe (IMAP) con debutto previsto per il 2024 che, visto l’evolversi della situazione, potrebbe iniziare prima.

Sebbene l’ambiente fuori dell’eliosfera sia considerato già spazio interstellare, i due Voyager sono ancora legati alla gravità solare. E lo saranno per lungo tempo poiché ben lontane dalle ideali Colonne d’Ercole costituite dalla Nube di Oort, il serbatoio dei nuclei cometari che si estende sino a 100 mila UA (equivalenti a circa 2 anni-luce), oltre la quale l’influenza gravitazionale della nostra stella diventa trascurabile. 42 anni di volo è infatti un’inezia nella durata del viaggio se confrontati ai circa 30mila necessari per essere veramente fuori dal campo di attrazione del Sole.

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